diario di quarantena del 1 aprile

Stanotte ho fatto un sogno stupendo, per me, ovvero che incontravo mio figlio e in mezzo agli amici di sempre. Ovviamente incomincio come tutti a risentire dell’isolamento forzato da questo virus. Incomincio a comprendere il gatto e per questo almeno lui lo faccio andare nel prato a scorrazzare: beato lui. Come tanti genitori separati con provincie differenti di domicilio sto passando ciò che nessun genitore degno di questo nome vorrebbe: lontani dal proprio figlio in una emergenza sanitaria colossale. Credetemi se vi dico che un anno di terapie psicologiche per la separazione ora si rivelano una “mano santa” perchè credetemi forse non ce l’avrei fatta e sarei stata a piangere tutto il giorno. Non che non pianga; negare le emozioni è deleterio, tanto prima o poi si manifestano tanto più le comprimete tanto più emergono con veemenza. In questo momento la sofferenza generale, malati, contagiati, reclusi e in trincea: tutti coinvolti da queste emozioni che noi Umani non eravamo certo preparati ad affrontarle. Con il nostro sapere, le nostre tecnologie e le filosofie abbiamo perso ciò che ora ci viene imposto di riscoprire: la nostra natura. Una Natura che ci percuote con questo virus, che ci rende così fragili e impauriti. Ma come nella leggenda l’ultima a rimanere nel vaso di Pandora fu la speranza.

La speranza ci da la forza di andare avanti, cercare soluzioni innovative per i respiratori, per svoltare le giornate con la musica o con ciò che sappiamo fare semplicemente: il pane. Ognuno adesso porta virtualmente in piazza il proprio oro interno, la propria luce per dare speranza come può: coraggio!

Tonight I had a wonderful dream, for me, that I met my son and in the midst of my old friends. Obviously I begin like everyone to suffer from the forced isolation from this virus. I begin to understand the cat and for this reason at least I make him go to the lawn to run around: lucky him. Like so many separated parents with different provinces of residence, I am going through what no parent worthy of the name would like: away from their child in a colossal health emergency. Believe me if I tell you that a year of psychological therapies for separation now turn out to be a “holy hand” because believe me maybe I couldn’t have done it and I would have been crying all day. Not that I don’t cry; denying emotions is deleterious, the sooner or later they manifest themselves the more you compress them the more they emerge vehemently. At this moment the general suffering, sick, infected, imprisoned and in the trenches: all involved by these emotions that we Humans were certainly not prepared to face them. With our knowledge, our technologies and philosophies we have lost what we are now forced to rediscover: our nature. A Nature that strikes us with this virus, which makes us so fragile and afraid. But as in legend, the last to remain in Pandora’s box was hope.

Hope gives us the strength to go on, to look for innovative solutions for respirators, to turn the days with music or with what we simply know how to do: bread. Everyone now virtually brings his own internal gold, his light to give hope as he can: courage!

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